Sui bilaterali la ghiogliottina del divorzio
Analisi critica delle conseguenze di un eventuale termine degli accordi bilaterali

La ghigliottina del divorzio
Desidererei sapere se il consigliere nazionale Adrian Amstutz, diventato “virale” per un suo intervento all’assemblea federale sull’iniziativa contro la libera circolazione, sia sposato.
Non perché voglia farmi gli affari suoi, bensì per il fatto che nel suo intervento ha definito più volte la famosa “clausola ghigliottina”, presente negli accordi bilaterali, una “porcata”. Probabilmente però non si è accorto che quando si è sposato, la clausola ghigliottina l’ha firmata anche lui.
Ebbene si, le similitudini tra il matrimonio e gli accordi bilaterali sono molteplici: si condividono spazi, beni, idee, scambi, ci si supporta l’uno con l’altro, si decide di fare un percorso insieme, ma soprattutto -se uno dei due o entrambi decidono di separarsi- scatta una “clausola ghigliottina”. Il divorzio ha quasi sempre alla base un fattore scatenante: la poca presenza del partner, il tradimento, l’indifferenza, i problemi sul lavoro, la mancanza di obiettivi comuni o addirittura la violenza. Un’unione matrimoniale, o meglio un divorzio, non si risolve semplicemente separandosi, sarebbe troppo facile. Le implicazioni sono parecchie sul piano emotivo e materiale, così come i fattori da tenere in considerazione: la casa, i soldi, le proprietà mobili e immobili, le famiglie e soprattutto i figli. Non possiamo ignorare tutto quanto ruoti attorno al matrimonio. Per questo motivo prima di prendere la decisione definitiva di separarsi è necessario mettere sul piatto della bilancia tutti gli elementi e le conseguenze dirette o indirette derivanti dalla rottura. Questo non vuole dire che non possa esistere divorzio, ma semplicemente che a volte bisogna trovare soluzioni alternative per salvare l’unione. Come nel caso degli accordi bilaterali. È innegabile che nel “matrimonio” tra Unione Europea e Svizzera ci siano dei “problemi di coppia” e che questi non si possano ignorare, ma la domanda che dobbiamo porci è se i problemi legati alla libera circolazione siano tali da venir considerati insormontabili e da addirittura mettere a repentaglio il nostro futuro personale e soprattutto quello dei nostri figli.
Personalmente non credo che le difficoltà che tutti conosciamo siano tali da giustificare un divorzio. Stiamo parlando del primo partner commerciale, del 52% delle nostre esportazioni e il 60% delle nostre importazioni (dato 2019), di quasi il 4.5% del budget europeo per la ricerca andato a progetti svizzeri (contro il 2.5% pagato dalla Svizzera alla UE), delle certificazioni internazionali per le industrie svizzere che sono molto più snelle, facendo risparmiare centinaia di milioni di euro in pratiche burocratiche e ci sarebbero ancora molti altri aspetti da mettere sul piatto della bilancia. Siamo davvero pronti a rinunciare a tutto questo, almeno nel corto-medio termine? Soprattutto ora che stiamo vivendo una delle più grandi crisi economiche del dopo guerra?
Attenzione però, questa iniziativa deve servire da monito, perché i problemi non spariscono da soli e non è la prima volta che andiamo alle urne per decidere sugli accordi bilaterali, ciò significa che i malumori di coppia continuano ad esserci. I problemi tra UE e Svizzera non sono stati risolti e a lungo andare anche le coppie più forti rischiano di cedere, nonostante la posta in gioco. Per questo motivo è davvero il momento di ridiscutere gli accordi bilaterali (senza interromperli bruscamente come richiede l’iniziativa dell’UDC) e con loro, anche il potenziamento delle misure accompagnatorie.
Nella vita di tutti i giorni, come nella politica internazionale, è la volontà delle parti che fa la differenza e la Svizzera deve essere la prima a voler dimostrare all’UE e soprattutto al suo popolo, la volontà di risolvere i problemi legati alla libera circolazione delle persone e superare le incomprensioni. In caso contrario, prima o poi, divorzio sarà e allora sì che molte e incolpevoli teste rotoleranno sotto l’effetto della ghigliottina.